Capodanno 2022 in casa: tutti in veranda! Ma attenzione ai permessi

Semaforo rosso per le feste in piazza con i concerti e in pista da ballo. Il provvedimento non impedisce di accogliere il nuovo anno in casa in compagnia, affidando al buon senso e alla prudenza il compito di minimizzare il rischio di focolai domestici. Chi ha fatto il vaccino o è guarito dal Covid negli ultimi sei mesi e ha il Super Green pass potrà andare anche a cena al ristorante. Si potranno ricevere ospiti in casa.

Rispetto a quanto avvenuto lo scorso anno, quando c’era il limite di non più di due persone e i loro figli con meno di 14 anni, quest’anno nessuna limitazione è arrivata sul numero degli invitati.

Tutti i casa quindi, magari sfruttando tettoie o verande già presenti nella propria abitazione!

 

Tettoia in condominio, struttura precaria che deve essere facilmente rimovibile

“In uno stabile, alcuni condomini dell’ultimo piano intendono installare nei loro solari privati, a copertura, delle tettoie in plexiglass. Ma queste strutture possono essere installate liberamente o è necessario ottenere prima qualche forma di autorizzazione comunale?”
In questo caso, le tettoie potrebbero rientrare all’interno degli interventi di manutenzione ordinaria ed essere sottoposte al regime giuridico dell’opere di edilizia libera – secondo l’articolo 6, comma 1, lettera e-quinquies, del Dpr 380/2001 – solo se fossero di piccole dimensioni, aperte su tre lati e realizzate con l’evidente scopo di mero riparo.
Ciò in quanto il glossario di cui al decreto del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti del 2 marzo 2018 qualifica come edilizia libera la installazione, la riparazione, le sostituzioni e il rinnovamento di una copertura leggera di arredo (in tal senso, si veda anche Tar Campania, sezione IV – Napoli, 14 maggio 2020, n. 1802). Nel caso in cui, invece, l’installazione consistesse in una struttura più incisiva, sarebbe necessario un idoneo titolo edilizio a costruire.

Quando si parla di sottotetti, verande, locali e tettoie chiamandoli come “precari” non si intende che debbano essere transitori, vista la finalità di ricavare dalle chiusure volumi fruibili ed abitabili con comodità ed in condizioni di igiene e sicurezza, bensì facilmente rimovibili, grazie ai sistemi costruttivi e al sistema di ancoraggio.

Ciò che ha effettivo valore, quindi, è la destinazione dell’opera, come viene sostenuto dalla Corte di appello di Palermo con sentenza 683 del 30 aprile 2021.

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Caldaia sul balcone e veranda a rischio

Il caso.
I proprietari di un appartamento si appellano contro la sentenza del Tribunale, che accoglieva in parte le domande fatte dal condomino del piano di sopra e li costringeva a disattivare la caldaia posta sul balcone o, se funzionante, di dotarla di canna fumaria idonea ad aggettare i fumi oltre il tetto dell’edificio e a eliminare la veranda che chiudeva parzialmente il terrazzo. I proprietari si opponevano fortemente anche dopo gli esiti degli accertamenti e delle conclusioni rese dal consulente.

Infatti, la caldaia era stata scollegata dalla rete del gas metano e privata del sistema di evacuazione dei fumi prima dell’avvio della causa, quindi non era necessario intervenire. Per quanto riguarda la veranda in alluminio anodizzato e ante a vetri realizzata a parziale chiusura del balcone, essi avevano ottenuto la concessione in sanatoria senza che il suo utilizzo andasse contro la natura precaria della struttura dovendo intendersi con questo termine un’opera agevole rimovibilità e non di temporaneità.

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Esiti dell’appello: la caldaia posta sul balcone

Quindi, l’Appello viene accolto, ma il Tribunale si premurava di affermare che la richiesta di cessazione delle immissioni insalubri non riguardava la tutela del diritto di proprietà, ma la protezione della salute. Ove si fosse accertato che ci fossero delle esalazioni pericolosi, era obbligatorio ordinarne la rimozione. Tuttavia, la caldaia presente, non solo era rimasta spenta, ma, inoltre, non presentava nessuna fuoriuscita di gas pericolosi.

Esiti dell’appello: la veranda a parziale chiusura del balcone

Per quanto riguarda la veranda, invece, era stata considerata difforme dall’autorizzazione dal momento che non soddisfava solo bisogni temporanei e contingenti, ma era destinata a durare nel tempo trasformandosi, così, in un nuovo spazio autonomo e utilizzabile. Per questo motivo, mancava l’attributo di precarietà.

Come già detto, la veranda era stata regolarizzata proprio in base a quella legge che esonerava da concessioni o autorizzazioni le chiusure di terrazze di collegamento, di terrazze inferiori a cinquanta metri quadrati o la copertura di spazi interni con strutture precarie, dopo aver ottenuto, nel caso, il nulla osta da parte della soprintendenza dei beni culturali ed ambientali per immobili vincolati.

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E questo si applicava anche alla chiusura di verande o balconi con strutture precarie da intendersi, come tutte quelle installate in modo da essere facilmente rimovibili.

E si definiscono verande – cui si assimilano le strutture aperte almeno da un lato (tettoie, pensiline, gazebo) e realizzate con sistemi precari – le chiusure o opere precarie realizzate in quel modo e relative a qualunque superficie esistente su balconi, terrazze e tra fabbricati.

Inoltre, l’amministrazione regionale consentiva la chiusura per ricavare volumi fruibili ed abitabili comodamente e in condizioni d’igiene e sicurezza. Per cui l’attributo di  precarietà, valorizza la modalità costruttiva tanto che anche in questo caso “precario” fa intendere un’opera facilmente rimovibile e non come transitorio. La struttura leggera, quindi, rispettava la legge e la normativa regionale e non c’erano le condizioni per obbligarne la rimozione.

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Foto di copertina: iStock/Fotomax



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