Le Olimpiadi rappresentano da sempre uno degli appuntamenti sportivi più attesi e seguiti in tutto il mondo e per le città ospitanti diventano un grande laboratorio urbano, un’occasione per ripensare spazi, infrastrutture e funzioni collettive. A oggi l’architettura mira a coniugare estetica, funzione e responsabilità ecologica, valorizzando strutture esistenti e riducendo al minimo i nuovi volumi con edifici flessibili, reversibili e capaci di integrarsi con il tessuto urbano circostante. L’obiettivo generale riflette una visione sul futuro delle città: garantire un’eredità duratura nel tempo e talvolta incoraggiare interventi successivi. I progetti possono, ad esempio, inserirsi all’interno di una trasformazione più ampia di una città o di una sua parte, diventando motore di rigenerazione e innovazione. Emblematico, in tempi recentissimi, è il progetto di riqualificazione urbana dell’area Santa Giulia a Milano di MCA – Mario Cucinella Architects; un quartiere che, con parole dello stesso Mario Cucinella, «prende ispirazione dalle piante, dalle foglie e dalle loro venature. […] Il disegno urbano si ispira a un ecosistema nel quale i percorsi organici agiscono come vene che nutrono l’intero sistema e i volumi costruiti si fondono con gli elementi naturali». Una sorta di cuore verde a sud di Milano che si pone anche come elemento di relazione con infrastrutture strategiche di territorio quali l’aeroporto di Linate, la stazione AV di Rogoredo e le linee M3 ed M4 della metro. 650.000 m2 di intervento – promosso dalla società immobiliare Leandlease e sede di Spark Food District, primo quartiere in Italia con certificazione LEED Neighborhood Development – con un’elevata mixitè data dalla presenza di funzioni museali, residenziali, commerciali, e di strutture sportive e ricreative.
All’interno di questo tessuto urbano si integra la nuova Arena Santa Giulia, simbolo di innovazione nelle infrastrutture sportive e palcoscenico dei Giochi
Olimpici Milano Cortina 2026. Il progetto, frutto della collaborazione tra David Chipperfield Architects e Arup, è un omaggio al passato e all’antico anfiteatro romano di Milano, di cui riprende la forma ellittica reinterpretando l’archetipo storico in chiave contemporanea.

Un nuovo luogo di intrattenimento collettivo per eventi sportivi, festival e concerti che si apre alla città e condivide i suoi spazi verdi e la piazza esterna anche al di fuori degli orari di apertura, creando nuove opportunità di interazioni sociali. Un basamento monolitico in materiale minerale funge da podio rialzato e ospita l’ingresso principale dell’arena, accessibile da un’ampia scalinata. Al di sopra si librano tre anelli concentrici che sembrano fluttuare l’uno sull’altro. La loro finitura metallica, costituita da tubi in alluminio, riflette la luce solare durante il giorno e crea effetti di luce e integrazioni multimediali, grazie alle strisce LED, durante la notte.

Le ampie fasce di vetro poste tra un anello e l’altro costituiscono il dialogo visivo tra interno ed esterno, lasciando entrare la luce naturale e creando un’atmosfera di apertura sul circostante. All’interno l’arena prevede una capienza di 16.000 spettatori, distribuiti in modo da garantire accessibilità e visibilità su due livelli di gradinate e su uno di sale lounge e sky box, accessibili da ampi foyer.

L’attenzione alla sostenibilità contraddistingue la nuova struttura, concepita come modello di efficienza energetica, con materiali a bassa emissione di CO2 e una progettazione mirata alla riduzione del consumo di risorse naturali. Inoltre, una parte significativa del fabbisogno energetico dell’edificio viene coperta grazie ai sistemi fotovoltaici presenti sul tetto. L’accessibilità riveste un altro ruolo cardine del progetto, garantendo un’esperienza fluida al pubblico, sia per i collegamenti esterni della rete Alta Velocità e delle autostrade, sia per i parcheggi presenti all’interno del podio e nelle circostanze.
Luogo: Milano
Committente: CTS Eventim Group
Superficie: 885 m2
Progetto architettonico: Arup con David Chipperfield Architects
Progettazione paesaggistica: Studio Laura Gatti
Un altro intervento legato ai Giochi 2026 è il Villaggio Olimpico di Porta Romana a Milano, che sfrutta le esigenze di un evento temporaneo per creare
una comunità sostenibile, intergenerazionale e verde per un uso futuro permanente. Lo studio internazionale SOM – Skidmore, Owings & Merrill – si è aggiudicato il progetto che ha previsto la valorizzazione e riconversione di due strutture storiche e la realizzazione di sei nuovi edifici, che dopo aver ospitato gli atleti olimpici saranno riconvertiti ad alloggi per studenti, con 1.700 posti letto e servizi pensati per una comunità giovane e internazionale, che diventerà la più grande d’Italia. Il progetto trae ispirazione dalla storia industriale del luogo, ex scalo ferroviario, e reinterpreta le tipologie edilizie lineari del quartiere in chiave contemporanea. Si inserisce all’interno del masterplan del sito, riprendendo il ritmo del paesaggio circostante e definendo un nuovo isolato urbano poroso, con una varietà di percorsi pubblici, piazze, spazi verdi, aree sportive e diverse funzioni di utilità collettiva. I due edifici storici oltre a fungere da ingresso principale al complesso sono stati pensati per ospitare, assieme ai piani terra degli edifici residenziali, programmi che si evolveranno con l’uso del villaggio: da aree ricreative e di supporto per gli atleti durante le Olimpiadi, a servizi per studenti e programmi pubblici al termine dei giochi.

Il progetto ha previsto tre diversi raggruppamenti: “The Scene”, spazi per eventi mediatici e culturali, “The Social”, spazi di coworking e spazi sociali flessibili, “Live Well”, spazi per il fitness e il benessere, definendo una varietà di punti di riferimento culturali ed economici per residenti e visitatori. Ai lati del campus, le terrazze comuni sono state pensate come elemento di filtro per le unità residenziali rispetto a strade trafficate e spazi pubblici, posti ai margini del sito. Inoltre, diventano ponti di collegamento, fisici e sociali, definendo nuovi spazi di ritrovo e aule studio all’aperto, ombreggiate da piante verticali. Il verde viene attentamente integrato nelle aree esterne e diventa un importante fattore per garantire la resilienza climatica del quartiere, il comfort, la salute e il benessere degli occupanti e dei visitatori del nuovo villaggio.

L’intervento riflette i principi di una città intelligente e sostenibile, con edifici a zero emissioni operative, certificazioni LEED Gold e Wiredscore Platinum, che nell’insieme qualificano l’area come quartiere pilota della carbon neutrality di Milano. Infatti, la sostenibilità è stata presa in considerazione in ogni fase: dalla progettazione del sito e del paesaggio, alla scelta dei materiali, ai metodi di costruzione. I pannelli prefabbricati utilizzati per le facciate, ad esempio, permettono di accelerare la costruzione, ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale grazie alla struttura in legno massiccio di cui sono costituiti. La loro finitura in stucco, applicata direttamente sui pannelli, ha permesso di ottenere una texture delicata riducendo la quantità di materiale impiegato.

I sistemi meccanici degli edifici sono collegati ai circuiti che servono l’area ma adottano strategie di raffreddamento passivo, pannelli fotovoltaici e giardini pensili, per evitare lo spreco di energia e generare gran parte di ciò che il complesso consuma in loco. Inoltre, le strategie di ombreggiamento e gli ampi spazi verdi, con superfici porose per catturare l’acqua piovana, contribuiscono ulteriormente alla resilienza ecologica in un clima in continuo cambiamento. I progettisti hanno immaginato una conversione a rifiuti zero delle residenze degli atleti in alloggi per gli studenti, che potranno già trasferirsi per il semestre autunnale 2026.
Luogo: Milano
Superficie: 105.000 m2
Completamento: 2025
Progettazione architettonica: Skidmore, Owings & Merrill
Paesaggio: Michel Desvigne
Progettazione interni: Coima Image
Developer: Coima SGR
Direzione lavori: Progetto CMR
Local architect: Mpartner
Fotografie: Dave Burk, Colin Koop, courtesy SOM
In tema di “eredità”, non mancano esempi di interventi legati ai Giochi Olimpici dove sia possibile verificare gli effetti di una progettazione caratterizzata da forte integrazione con il territorio e da nuove strategie urbane. Un primo caso, collocato a inizio XXI secolo e ormai consolidato, è sicuramente quello delle Olimpiadi di Sydney del 2000. Il progetto del villaggio olimpico, costruito sul sito di Homebush Bay – una vecchia zona industriale abbandonata a circa 14 chilometri dal centro città – ha seguito un masterplan che ha previsto fin dall’inizio la riconversione dell’area in quartiere residenziale e commerciale.
Analogamente, dodici anni dopo i Giochi Olimpici di Londra hanno fornito l’occasione di riqualificare l’area di Stratford, situata nella zona orientale della città. Nonostante non siano stati raggiunti tutti gli obiettivi previsti dal programma di riqualificazione, in particolare in termini di accesso economico alle abitazioni, le Olimpiadi hanno comunque permesso di consolidare un processo di riqualificazione dell’East End, segnato, a differenza del più elitario ed effervescente West End, da un degrado diffuso e con alti tassi di criminalità e disoccupazione.
In tempi più recenti, gli Youth Olympic Games del 2018 a Buenos Aires hanno rappresentato un vero e proprio motore di rigenerazione urbana, di inclusione sociale e di innovazione ambientale, con benefici a oggi ancora visibili. In particolare, l’area a sud della città, storicamente caratterizzata
da disinvestimenti e frammentazione, è stata interessata da un’importante trasformazione urbana. Durante i giochi ha accolto atleti, tecnici e staff all’interno del Villaggio Olimpico, mentre oggi è sede di un moderno quartiere residenziale. Gli appartamenti sono stati convertiti e venduti o assegnati tramite programmi pubblici come alloggi accessibili, trasformando un’architettura temporanea in un bene permanente per l’intera comunità. Inoltre, a seguito dei giochi, sono state attuate strategie per dotare l’area di servizi e infrastrutture pubbliche, attivando il perimetro del quartiere e trasformando una
condizione di confine in una connessione urbana.

Ne è un esempio il progetto piazza Barrio Olimpico, il primo di una serie di interventi, nato dall’esigenza dei residenti di disporre di un luogo di ritrovo per il gioco, il riposo e l’appartenenza collettiva. I processi partecipativi hanno permesso ai progettisti, Región Austral, di trasformare un vuoto urbano trascurato in un catalizzatore di attività sociali. La nuova piazza diventa un luogo quotidiano, accessibile a tutti, inclusivo, gratuito e sicuro. L’organizzazione spaziale interna prevede una zona più protetta dedicata ai bambini, con strutture ludiche, una pista da tejo e morbidi cumuli di gomma, e una zona dedicata allo sport, comprensiva di un campo da basket, stazioni di fitness e ginnastica all’aperto.

Una struttura tubolare in metallo rosso si configura come elemento caratteristico del progetto: organizza lo spazio e definisce i percorsi, conferisce una forte identità visiva e supporta le attrezzature da gioco, l’arredo urbano e la segnaletica. La piazza si prolunga verso il marciapiede con l’utilizzo della medesima pavimentazione e garantisce la sicurezza per utenti su sedia a rotelle, per anziani o per coloro che usano passeggini, grazie alla circolazione continua su un unico livello. Gli ingressi sono raggiungibili direttamente dai passaggi pedonali con pavimentazione tattile.

All’interno, la circolazione continua senza ostacoli collega tutte le aree attraverso sottili variazioni nella texture e nella matericità del pavimento. I materiali impiegati riflettono i criteri di durabilità nel tempo e sostenibilità ambientale, come la pavimentazione in gomma drenante che assorbe gli urti e impedisce l’impermeabilizzazione del suolo e gli elementi di arredo urbano realizzati in cemento gettato in opera e acciaio anticorrosivo. La vegetazione autoctona contribuisce a creare zone ombreggiate, a migliorare il comfort ambientale e a ridurre l’impatto ecologico. Inoltre, nell’insieme, il drenaggio dell’acqua piovana mitiga l’effetto dell’isola di calore, consentendo una gestione più naturale.
Luogo: Buenos Aires, Argentina
Committenti: Corporación Buenos Aires Sur, Gobierno
de la Ciudad de Buenos Aires
Superficie: 885 m2
Completamento: 2025
Progettazione architettonica e paesaggistica: Region Austral
Fotografie: Luis Barandiarán, courtesy Region Austral
I progetti dimostrano come l’approccio ai grandi eventi sportivi sia cambiato nel corso degli anni, da architetture iconiche concepite come simboli monumentali, talvolta prive di futuro, a strutture sostenibili e flessibili, capaci di generare valore sociale, ambientale e territoriale. Le Olimpiadi diventano oggi un laboratorio di architettura responsabile: un’occasione per riflettere su come progettare spazi collettivi in grado di resistere al tempo, adattarsi ai bisogni reali e restituire qualcosa alla comunità.
Alessia Tramontina