Fino al 1 novembre 2026, a San Marcello Piteglio, è aperto al pubblico OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, il progetto di Oasi Dynamo – direzione artistica Emanuele Montibeller – che negli ultimi tre anni ha portato arte e architettura contemporanee sull’Appennino Pistoiese, con un percorso immerso nella natura tra installazioni di artisti internazionali e uno spazio espositivo, dedicato a mostre d’arte e di fotografia.
Per la stagione 2026, si aggiunge una nuova opera al percorso nella natura: Ceramorphia di Arne Quinze. Più che un oggetto, l’opera si configura come un dispositivo di pensiero, capace di instaurare una dinamica osmotica con l’ambiente circostante, senza imporsi né aderire passivamente al contesto. Le forme ceramiche evocano una “natura altra”: non la riproduzione del mondo naturale, ma una sua riformulazione. Steli, germinazioni e crescite spontanee sono attraversati da un’intenzionalità che ne altera la logica originaria. Ceramorphia non rappresenta la natura, ma ne mette in scena la trasformazione attraverso lo sguardo e l’azione dell’uomo, invitando a riflettere sulla condizione contemporanea: mai come oggi l’essere umano incide sui sistemi naturali, e mai come oggi ne appare così distante. Inoltre l’artista presenterà nello spazio espositivo la mostra personale di dipinti e lavori su tela I’m a Gardener, che approfondisce la sua ricerca sul rapporto tra uomo e biodiversità. Nel corso dell’estate, il progetto si arricchirà ulteriormente con due nuove opere: l’installazione in acciao corten Vanishing Horizon del collettivo fuse* e la nuova opera di Stefano Boeri, Deus Sive Natura – What I Believe, realizzata nell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi e che consiste in un inginocchiatoio in marmo bianco di Carrara lungo dieci metri, orientato verso l’orizzonte.
Queste nuove opere si vanno ad inserire in un percorso dove il Dynamo Pavilion di Kengo Kuma si insinua tra le piante come una folata di vento, mentre Nella terra il cielo di Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi intreccia poesia e architettura, in una riflessione su mito e memoria. Più avanti, Fratelli Tutti di Matteo Thun invita alla contemplazione tramite monoliti in pietra locale disposti in forma circolare, simbolo di unità e ciclicità della vita.
Erosions di Quayola, composta da blocchi di pietra lavica lavorati da algoritmi generativi, mette in luce la tensione tra forza naturale e intervento tecnologico, mentre Self-regulation di Alejandro Aravena trasforma una struttura preesistente in un invito a ripensare le modalità dell’abitare. Completano il percorso Home of the World di David Svensson e la colorata Plastic Bags di Pascale Marthine Tayou, ormai parte integrante della collezione permanente.
Foto: Mattia Marasco