Urban Climbing. L’architettura come spazio del corpo e della natura

Nata tra le pareti rocciose e gli ambienti naturali, l’arrampicata è stata per decenni un atto di esplorazione, un modo per misurarsi con la natura e con la propria resistenza fisica e mentale. Alla fine degli anni Ottanta questa pratica inizia a staccarsi dalla dimensione esclusivamente alpinistica per diventare una disciplina sportiva urbana, che si realizza anche su pareti artificiali. È in questo momento che questo sport entra negli spazi costruiti, aprendo la strada a una nuova sperimentazione tra corpo, materia e architettura. L’esempio del Trbovlje Smokestack Spire, la ciminiera industriale più alta d’Europa (360 metri, in Slovenia) protagonista nel 2021 di una spettacolare scalata da parte di due atleti, dimostra come l’arrampicata possa trasformare l’architettura stessa in terreno di esplorazione, ridefinendo il confine tra infrastruttura, paesaggio e gesto sportivo. Questo evento simbolico racconta la tensione tra natura e costruito, tra verticalità e artificio, che si ritrova oggi nei progetti architettonici dedicati all’arrampicata. Il crescente interesse verso questo sport ha favorito la nascita di palestre appositamente progettate per rendere la pratica più accessibile e costante, anche lontano dalle montagne. Questi spazi non sono semplici contenitori di 49 pareti artificiali, ma ambienti in cui l’architettura diventa estensione del corpo e traduzione fisica del paesaggio: le superfici si piegano, si aprono, si modulano come pareti rocciose, mentre la luce disegna ombre, profondità e traiettorie. In queste architetture la natura non è solo evocata, ma reinterpretata: la libertà del gesto verticale rivive nella forma costruita e la città ritrova un modo nuovo di connettersi al paesaggio.

 

Tra gli esempi più significativi, la Spluga Climbing Gym, progettata da Enrico Scaramellini, si trova a Campodolcino, in provincia di Sondrio. Inserita in una stretta valle montana, questa architettura nasce come ampliamento della palestra comunale esistente e si presenta come un volume compatto e scultoreo. Le modeste dimensioni in pianta del volume aggiunto – appena 27 m2 – stabiliscono nell’alzato un rapporto visivo diretto con le rocce e le foreste circostanti.

La forma ricorda uno sperone roccioso grazie alla relazione tra la pianta poligonale e la sezione caratterizzata da una serie di facciate inclinate di diversa dimensione. Questa combinazione di elementi, se osservati dalle vie di accesso, permettono di avere una percezione sempre parziale del volume complessivo, caratteristica che instaura una forte relazione figura-sfondo, permettendo all’edificio di dialogare con il paesaggio boschivo circostante. Alcune alberature ad alto fusto, prossime all’edificio progettato, costituiscono l’elemento con cui misurare per comparazione l’altezza e il volume dell’edificio, in una relazione tra natura e costruito che varia al cambiare delle stagioni e della chioma degli alberi.

La scelta di ridurre al minimo le opere di finitura esterne è guidata dalla stessa volontà paesaggistica di inserire l’edificio all’interno del contesto naturale, utilizzando la materia grezza – calcestruzzo pigmentato gettato in opera secondo cinque riprese – per rievocare la memoria delle pareti rocciose. Il trattamento superficiale del calcestruzzo con diversi gradi di sabbiatura rende il materiale metamorfico al variare degli orari della giornata e delle condizioni atmosferiche, cambiando colore in funzione della luce naturale. Il monolite, attraverso gli eterogenei movimenti “dentro-fuori” delle superfici e i differenti gradi di sabbiatura del calcestruzzo, assume caratteristiche scultoree. Qua e là, piccoli elementi metallici chiari e riflettenti di forma quadrata, come dei quarzi all’interno di un masso, impreziosiscono l’edificio. Il basamento è interamente complanare, mentre i livelli superiori sono caratterizzati da un gioco geometrico di sfondati di diverse profondità e larghezze, sfalsati verticalmente ed enfatizzati all’esterno dai marcapiani.

Verso nord, attraverso un angolo convesso, l’edificio si manifesta in modo imponente e vigoroso, riportando l’occhio e la mente di chi lo osservi a una grande e insormontabile parete rocciosa. Verso sud emerge l’unica e grande apertura finestrata del blocco; oltre a inondare di luce l’interno della struttura, questa assume i caratteri di un grande riflettore che segna lo scorrere del tempo e l’imprevedibile variare delle cromie del cielo. La luce dell’esterno si riversa sulla parete rocciosa interna riverberandosi nel cuore della palestra.

Luogo: Campodolcino, Sondrio
Committente: Comune di Campodolcino, progetto cofinanziato da Comunità Montana Valchiavenna
Superficie: 66 m2
Completamento: 2023
Progetto architettonico: ES-arch
Coordinamento di progetto, direzione artistica: Enrico Scaramellini
Fotografie: Marcello Mariana, courtesy Enrico Scaramellini

 

Il progetto Høyt Under Taket dello studio Snøhetta, nella piccola cittadina fluviale di Skien situata nella Norvegia meridionale, si riconosce invece per la sua spazialità immersiva ispirata al tema della grotta, e all’utilizzo del legno per la sua realizzazione. La palestra è di medie dimensioni, con una superficie
totale di circa 1.500 m² e un’altezza di costruzione di 15 m, aperta sia ad adulti che a bambini.

Essa include strutture per l’arrampicata, un soppalco per il bouldering – un allenamento in cui la scalata di pareti di roccia o strutture artificiali avviene senza l’ausilio di attrezzature di sicurezza come corde e imbragature – e percorsi sospesi per il gioco e l’allenamento. Esternamente l’edificio è caratterizzato da un rivestimento di listelli verticali in legno e da una grande vetrata che si estende per quasi tutta l’altezza della facciata principale, mettendo in connessione l’interno e l’esterno attraverso una forma simile alle aperture delle grotte.

Il tema principale del progetto è proprio quello della caverna: l’obiettivo è dare la sensazione a chi arrampica di trovarsi in uno spazio plasmato dalle forze della natura. La struttura in X-Lam ha permesso sia di realizzare un modulo strutturale in grado di reggere i carichi, sia di creare un vuoto centrale in cui la parete e il soffitto possono perdersi percettivamente evocando l’impressione di trovarsi in una grotta. La struttura è costituita da una spina dorsale centrale a telaio, a cui si aggiungono pannelli in legno che intersecano lo spazio con angolazioni variabili, generando un effetto di profondità e movimento. Il legno crea un’atmosfera particolare in questa palestra, dando la percezione di arrampicare immersi nella natura. Inoltre, il suo utilizzo permette un’eccellente versatilità per la realizzazione dei percorsi di arrampicata, in quanto rende possibile modificare a piacere le prese e sperimentare con diverse configurazioni nel corso del tempo.

Rispetto alle strutture di arrampicata tradizionali, in cui si realizza una struttura in acciaio prima di poter realizzare la parete, questa tecnica permette di assemblare i percorsi di arrampicata direttamente sul legno, risparmiando spazio e materiale.

Luogo: Skien, Norvegia
Committente: Betonmast
Superficie: 1.500 m2
Completamento: 2022
Architetto: Snøhetta
Fotografie: Eirik Evjen, courtesy Snøhetta

 

Il Norwegian Mountaineering Center progettato da Reiulf Ramstad Arkitekter ad Åndalsnes, una cittadina nella valle norvegese di Romsdalen, rappresenta un’icona urbana della verticalità. Situato accanto alla linea ferroviaria di Raumabanen e al porto cittadino, il complesso si erge come una torre rastremata e sfaccettata, che dialoga con le montagne di Romsdalen e diventa un punto di riferimento visivo per la città.

Attraverso la sua forma, la torre comunica immediatamente il suo contenuto: all’interno ospita una parete per l’arrampicata con 60 salite distribuite su 20 ancoraggi e una sala boulder. Alla sua base, un volume più basso ospita gli spogliatoi, gli ambienti amministrativi, un bar, spazi espositivi e una biblioteca, rendendo il centro di arrampicata un luogo che coniuga sport e cultura. Il design si ispira ai centri alpinistici, che sono un punto di ritrovo sia per le persone del luogo sia per i visitatori di passaggio.

All’esterno, l’edificio è rivestito da scandole grigie, marroni e bianche, in un pattern geometrico che enfatizza le tegole bianche, presenti in maggior numero verso la cima della torre a ricordare le vette innevate delle montagne, mentre gli altri pigmenti fanno riferimento alle rocce e alla terra che ne costituiscono la base.

Luogo: Åndalsnes, Norvegia
Committente: Norsk Tindesenter Eiendom
Superficie: 900 m2
Completamento: 2016
Architetto: Reiulf Ramstad Arkitekter
Fotografie: Søren Harder Nielsen, courtesy Reiulf Ramstad Arkitekter

In questi tre esempi, l’arrampicata si trasforma da gesto sportivo a esperienza spaziale e sensoriale. L’architettura non si limita
a contenere l’azione, ma la interpreta: la parete diventa forma, la luce diventa materia, e gli elementi antropici ritrovano nella verticalità un nuovo modo di dialogare con la natura.

Sorana Matei