Management e imprese familiari. Il cambiamento è un compito erculeo

La maggior parte delle volte, almeno così sembra, quando i cambiamenti avvengono nelle aziende, essi sono sofferti piuttosto che attesi dai collaboratori di tutti i livelli gerarchici. In questo i  vertici e i dirigenti non si differenziano fondamentalmente dai collaboratori ordinari. Di nuovo qualcosa di nuovo! Nuovi mercati, nuovi colleghi, nuovi prodotti, clienti, canali di vendita, nuovi posti di lavoro o, peggio, nuovi software, un nuovo organigramma, un nuovo ruolo con un nuovo biglietto da visita, o anche un nuovo capo. La routine quotidiana ha senza dubbio il suo fascino e nella sua noia, routine e prevedibilità permette persino un costante lamento per le ingiustizie con cui uno ha finalmente imparato a vivere, perché nessuno in azienda si impegna seriamente per la loro soluzione. Quindi ci si indegna un po per i mali generali, ma non troppo forte, in modo che le soluzioni non possono davvero venire.  Non sorprende quindi che la stragrande maggioranza delle persone, secondo gli studi, tra i due terzi e il 90% di tutti i dipendenti, siano insoddisfatti e infelici, si lamentano meno dello stress e più della noia sul lavoro. Invece noi sappiamo: la vita è cambiamento. Forse la resistenza al cambiamento e l’eccessiva aderenza alle ragioni abituali sono colpevoli di questa diffusa infelicità dei lavoratori del nostro tempo?

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Il cambiamento è un compito erculeo



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