Essere impresa ai tempi del Covid-19. L’intervista ad Alessio Bellin, managing director di Gibus

In questo momento particolarmente complesso per tutti abbiamo pensato di coinvolgere sia sulla rivista Outdoor – living design technoloy sia sul web, le aziende del settore per una riflessione sulla situazione attuale e su come vedono il prossimo futuro, oggi vi proponiamo l’intervista ad Alessio Bellin, managing director di Gibus.

Quanto inciderà l’emergenza Covid-19 sulla strategia aziendale del 2020?

L’emergenza sanitaria ha avuto senz’altro un impatto significativo anche sulla nostra azienda, tuttavia, abbiamo scelto di non modificare le strategie aziendali precedentemente pianificate. Nonostante le difficoltà e il mese di chiusura, abbiamo infatti confermato anche gli investimenti in comunicazione e l’intero piano marketing. Possiamo dunque affermare che, ad oggi, le criticità dettate dal lockdown non stanno incidendo sulle nostre pianificazioni strategiche. Non solo: l’emergenza non ha rallentato neppure gli avanzamenti inerenti alle novità previste per il 2021, in quanto il nostro team di ricerca e sviluppo ha continuato ad essere operativo anche durante la pandemia. In sostanza, Gibus non si è fermata e tutte le linee strategiche sono rimaste invariate.

Per quanto riguarda il mercato delle protezioni solari, a suo parere come cambierà il mercato?

Relativamente a questo specifico segmento, non stiamo riscontrando ex post impatti negativi, chiaramente al netto del periodo di chiusura che ha portato una mancanza di fatturato fisiologica del periodo di lockdown. Il mercato delle protezioni solari permane dunque a nostro avviso ricettivo rispetto alle varie tipologie di prodotto. Paradossalmente, si potrebbero addirittura aprire, per i prossimi diciotto mesi, finestre ancor più positive, legate al nuovo Decreto Crescita e allo sviluppo attuativo di quest’ultimo di cui siamo in questi giorni in attesa.  E’ perciò possibile che il nostro settore, che già non ha risentito significativamente della crisi, riceva ulteriori, proficui stimoli da alcuni strumenti che potrebbero risultare vantaggiosi per la parte rimanente dell’anno e per tutto il 2021: mi riferisco ad esempio alla possibilità di utilizzare il cosiddetto sconto in fattura, oppure all’Ecobonus del 110%, vantaggio fiscale che, pur toccando parzialmente il nostro settore in quanto legato a interventi più sostanziali sugli edifici quali il cappotto o la pompa di calore, interesserebbe anche le soluzioni della protezione solare qualora questi interventi più ampi venissero effettuati. Tali tematiche potrebbero dunque offrire al nostro settore buone prospettive, per quanto concerne il mercato nazionale. Per quel che riguarda invece il mercato internazionale, sembra stia rispondendo anch’esso decisamente bene, nonostante la crisi.

Secondo lei questa potrebbe essere l’occasione giusta che permetta alle aziende del settore di fare sistema vista la condizione di difficoltà diffusa?

Ogni occasione è in realtà quella giusta, ma vogliono davvero le singole aziende fare sistema? E’ nella loro reale volontà? Forse non sono poi molte le aziende del nostro settore ad essere propense a raggiungere questo obiettivo.

Quanto ritiene sia utile rimanere in contatto con i propri clienti e fornitori presidiando i canali di comunicazione?

Penso sia fondamentale. Il lockdown ha rappresentato un periodo di incertezza e instabilità, tanto per noi quanto per i nostri partner: c’era difficoltà non solo ad accedere alle informazioni ma anche, più in generale, ad avere un’overview. Consci di questa problematica, abbiamo così deciso durante l’emergenza di mantenere e addirittura di intensificare le occasioni di comunicazione, avviando un programma di webinar che ci ha permesso di sfruttare il tempo di stop forzato per incrementare la formazione della nostra rete vendita, restando al contempo a stretto contatto con essa. Credo che quest’attività abbia ulteriormente rafforzato nei nostri partner il senso di appartenenza al network Gibus, offrendo in più sicurezza, affidabilità e anche umanità, valore aggiunto imprescindibile nel codice etico della nostra azienda.

Vista le esigenze sanitarie, cambieranno i materiali con cui costruire i prodotti?

Direi di no, in quanto, già prima dell’emergenza epidemiologica, le nostre soluzioni erano realizzate con materiali sostenibili, anche dal punto di vista sanitario. Da anni, la ricerca Gibus è infatti orientata ad individuare materiali semplici da pulire – a vantaggio di chi andrà ad utilizzare i nostri prodotti – e tale indirizzo ci ha senz’altro aiutato in questo complesso periodo, in quanto tutto ciò che è possibile pulire facilmente può altrettanto agevolmente anche essere sanificato. In particolare, tutte le nostre strutture, come anche la parte hardware delle tende da sole Gibus, sono costituite quasi esclusivamente da alluminio verniciato, materiale non poroso che chiunque può detergere o sanificare con estrema semplicità. Non solo: anche tutti i materiali di natura tessile utilizzati per i nostri prodotti, essendo stati ideati per gli spazi outdoor, quindi per resistere all’azione degli agenti atmosferici, si prestano senza problemi a un’eventuale sanificazione con adeguati prodotti. Da questo punto di vista, le soluzioni Gibus si posizionano dunque già bene per rispondere a un’emergenza sanitaria come quella che stiamo affrontando.

Se è vero che non tutti i mali vengono per nuocere cosa ha imparato Gibus da questa crisi?

In primis, abbiamo imparato l’importanza di effettuare una corretta programmazione, nonché di mantenere attivi i canali di comunicazione verso tutti gli stakeholder e gli interlocutori; a partire dai fornitori, fino ai partner distributori, o ancora ai clienti finali. Con quest’ultimi ad esempio, durante il lockdown, i contatti sono stati innumerevoli: abbiamo infatti ricevuto numerose richieste da parte di persone che, in quarantena, hanno dedicato attenzione alle loro terrazze o ai loro giardini, pensando a come valorizzarli e sfruttarli al meglio, magari utilizzando una pergola. Inoltre, l’emergenza ci ha fatto prendere ancora più coscienza del valore di un processo che avevamo già in atto, vale a dire la digitalizzazione di tutto quel che ruota attorno all’azienda, in quanto ciò che è digitale può essere gestito anche da remoto. Ciò che al contrario non lo è, laddove ci sia un problema che implichi la mancata presenza fisica in azienda, può generare invece difficoltà. E’ per questo che, d’ora in avanti, memori dell’esperienza appena vissuta, investiremo ancor maggiormente sulla digitalizzazione dei processi sia interni che esterni all’azienda.



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